filosofia

BRICCO DEI GUAZZI

A pochi chilometri da Casale Monferrato, si trova il piccolo borgo di Olivola. Una municipalità che conta poco più di un centinaio di abitanti, ed uno splendido panorama, disegnato dai vignaioli, di vigneti adagiati sui colli monferrini.

L’Azienda sorge sulla cima di una collina, “bric” nel dialetto locale, ed è circondata da trentacinque ettari di vigneti di proprietà, da cui si ricavano le uve per produrre i vini dell’Azienda. Sullo sfondo dei vigneti, dietro al cedro secolare che è il simbolo dell’Azienda, campeggia in lontananza il Monviso. Il vino, da sempre è protagonista indiscusso del vivere a Bricco dei Guazzi. Il vino è stato il direttore di un’orchestra fatta di vigneti, cantina e vino ove i suoni della natura – il vento fra le chiome dei filari, l’ebrezza delle uve pigiate e dei mosti in fermento, lo scrosciare delle foglie in autunno, il silenzio del freddo inverno – nel susseguirsi dei tempi hanno creato una sinfonia perfetta che si ritrova in ogni nostro vino. Gavi DOCG, Chardonnay, Barbera, La Presidenta ed Albarossa sono semplicemente la naturale espressione di questi luoghi incantanti.

filosofia

IL 1400 FU GIA’ FUTURO

Il 1400 fu già futuro, la prima cantina si fonde con le costruzioni e gli ammodernamenti fatti nelle epoche successive fino ai giorni nostri in un ciclo produttivo unico e irripetibile. L’eredità e la maestria delle cantine dei secoli passati, tuttora attive e funzionanti nei processi di oggi, il fondersi delle esperienze di passato e futuro nei vini di Bricco dei Guazzi.

Risale al XV° secolo la prima cantina di Bricco dei Guazzi, scavata sotto la Villa Residenziale della nobile famiglia Guazzo. Questa parte della cantina è tuttora in funzione ed è impiegata come sala degustazioni collegata all’Infernot.

Dopo oltre tre secoli, siamo nel 1700, si sente l’esigenza di ampliare la parte produttiva e viene costruita, nel pianto interrato dei fabbricati sul lato nord dell’antica corte a quadrilatero, la grande cantina a volte in una magnifica geometria di mattoni. Si possono ammirare ancora oggi le vasche di fermentazione in muratura, scavate sotto al piazzale d’arrivo dei carri con i grappoli. L’uva era lavorata “a caduta”: dai carri alle vasche di fermentazione e poi, il vino, a cascata veniva riposto nelle grandi botti di legno al piano inferiore. Ancora oggi si può ammirare una delle botti da 200 hl in legno costruita sul posto, nei secoli scorsi ve ne era una per ogni luce degli archi presenti. Oggi questi ambienti sono utilizzati per l’affinamento in legno dei nostri vini, un luogo sapientemente costruito che mantiene temperatura ed umidità costanti tutto l’anno.

filosofia

LA CANTINA

Ed arriviamo a tempi più vicini a noi, gli anni ’70 quando la modernità assoluta era rappresentata dalle vasche in calcestruzzo armato ed, in piccola misura, sono state costruite anche qui. Oggi vi sono solamente due vasche di questo tipo.

La forma più moderna della cantina risale solamente a qualche anno fa ed è rappresentata dal rigoroso restauro dei fabbricati ai lati ed al livello della vecchia corte dove sono state recuperate le antiche mura in conci di tufo alternate a file di mattoni; è stato rifatto il tetto e sono stati collocati i moderni e funzionali serbatoi in acciaio inox tutti dotati d’impianto di controllo delle temperature e l’impianto d’imbottigliamento.

Oggi, tutti questi modi di “fare cantina” convivono, e sono tutti attivi e partecipi nella produzione dei nostri vini. Bricco dei Guazzi non è un museo delle epoche “del fare il vino” ma la testimonianza che il passato si può definire presente e lo dimostra la sua struttura in completa attività dove non c’è niente che non sia ancora utilizzato e mantenuto vivo.

Ogni epoca ci ha messo a disposizione il meglio della sua arte vitivinicola, che sapientemente viene utilizzato e trasformato in cinque vini di grande spessore.

Ed ecco spiegato il titolo di questo breve accenno alla storia: alcuni degli enologi di maggior fama suggeriscono la pigiatura dell’uva sulla sommità della vasca in modo da evitare schiacciamenti di bucce e vinaccioli dovuti alle pompe ed ai tubi nel trasferimento del cosi detto “pigiato”. Altri asseriscono che il vino deve essere trasferito per caduta senza pressioni e intorbidamenti eccessivi: questa struttura costruita e progettata due secoli fa rispettava già questi principi.

In questo sito si è anticipato il futuro anche rispetto alla Sostenibilità. Parola da scrivere con la S maiuscola visto il valore della conservazione delle risorse del nostro pianeta. Qui si trovano una serie di grandi cisterne scavate nella roccia, con tetto a volta, proprio sotto tutto il piazzale al centro del quadrilatero: si tratta di 5 cisterne, poste a gradoni, una raccordata all’altra, in modo da costituire un sistema di decantazione naturale, che raccolgono ancora oggi l’acqua piovana di tutti i tetti. Ancora oggi quest’acqua viene impiegata per irrorare i vigneti, irrigare il prato ed il giardino.